Quaranta punti e poi il buio. La terza sconfitta consecutiva è un segnale che non può essere ignorato. Dopo Verona e Inter, anche al "Ferraris" contro un Genoa organizzato ma tutt’altro che irresistibile l’Udinese di Kosta Runjaic cade ancora, perdendo brillantezza, certezze e – soprattutto – motivazioni. E proprio come nelle due uscite precedenti, a mancare è stata l’anima: un’altra prestazione piatta, senza mordente, senza idee, con un atteggiamento che alimenta più di un dubbio sul finale di stagione dei bianconeri. Una sconfitta insomma che fa parecchio male, non tanto per la classifica, quanto per la sensazione che la squadra, raggiunti i 40 punti, abbia inconsciamente staccato la spina.
Contro il Genoa, l’Udinese ha dato l’ennesima prova di inconsistenza nei primi 45 minuti. Friulani salvati solo dalle parate di un sempre attento Okoye. La squadra di Runjaic ha subito il pressing e la maggiore aggressività dei padroni di casa, senza mai riuscire a trovare fluidità nel palleggio o peso offensivo.
Poi nella ripresa, quando finalmente qualcosa sembra essersi finalmente accesa, ha sciupato l’occasione più ghiotta: una perla di Atta, che illumina il campo con un assist perfetto per Lucca, solo da spingere in rete. Invece l’attaccante bianconero calcia incredibilmente fuori a porta spalancata. Un errore che pesa come un macigno e che rappresenta plasticamente il momento dell’Udinese: mancanza di cattiveria, concentrazione, lucidità. Il Genoa, più concreto, ne approfitta con cinismo: Ekuban accende la manovra, serve Zanoli e arriva il gol che decide il match. L’Udinese si riversa in avanti, trova il pareggio con Rui Modesto, ma la chiamata del VAR – giusta – per un fuorigioco millimetrico di Lucca annulla tutto. Un’altra occasione sprecata, un’altra serata amara.
La sensazione è chiara e disarmante: questa Udinese si è accontentata troppo presto. Raggiunto l’obiettivo minimo della salvezza, quando pareva essere arrivato il momento di alzare l’asticella e dimostrare che l’Udinese può puntare più in alto, la squadra sembra essersi seduta. Un film purtroppo già visto in altre stagioni, vedi le squadre di Stramaccioni o di Sottil, che raggiunta la salvezza si sono lentamente spente.
È vero, le assenze pesano. Manca Thauvin, oltre ai lungodegenti Davis e Sanchez. Ma è anche vero che chi c’è dovrebbe dare qualcosa in più. E invece si fatica a vedere quel fuoco dentro che distingue le squadre ambiziose da quelle che si accontentano. Anche Runjaic, dopo la gara, ha sottolineato quanto manchi oggi un’alternativa vera al capitano francese, unico capace di inventare dal nulla. Ma non può essere solo una questione di nomi. Serve spirito.
La rosa ha qualità e margini per chiudere in bellezza, per cercare almeno di avvicinarsi alla soglia dei 50 punti e rendere onore a un campionato comunque positivo per larghi tratti. Non farlo significherebbe gettare alle ortiche il lavoro di mesi, ed è un rischio che la società e Runjaic in primis non possono correre.
A sette giornate dal termine, il destino è ancora nelle mani della squadra. Ma servono stimoli, orgoglio e, soprattutto, un segnale forte. Perché chiudere in calando sarebbe un’occasione sprecata e una ferita inutile. Certo, non è ancora tempo di bilanci. Ma è il momento giusto per decidere chi vuole far parte dell’Udinese del futuro. Chi ha fame, chi ha voglia, su chi si può costruire qualcosa di importante in futuro. Perché chiudere un campionato con ambizione e dignità fa tutta la differenza del mondo. E questo finale, l’Udinese, può ancora scriverlo a testa alta ma non di certo giocando come ieri sera.
Autore: Stefano Pontoni / Twitter: @PontoniStefano
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